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Quartiere Lorenteggio: un progetto di riqualificazione sociale ed edilizia attraverso le risorse dei fondi strutturali 2014-2020

commento di 
Gabriele Rabaiotti
Presidente Consiglio di Zona 6

Non è facile, in poche battute, restituire l’operazione Lorenteggio.
Il quartiere compreso tra le vie Giambellino, Inganni, Lorenteggio e Odazio, di proprietà di Aler Milano è, tra le realtà popolari storiche della città, quello che negli anni è risultato il meno seguito. L’ultimo intervento di ristrutturazione significativa (comunque parziale) risale a metà degli anni Ottanta. Da più di quindici anni le Amministrazioni Comunali, unitamente ad Aler, hanno tentato di mettere a punto un modello di intervento per il quartiere cercando di combinare, senza successo, strumenti tecnici e risorse economiche. ‘Piani di Recupero Urbano’, ‘Società di Trasformazione Urbana’ e Fondi Immobiliari per il Social Housing si sono alternati sulla scena non riuscendo a raggiungere l’obiettivo. Le ragioni del fallimento sono diverse ma una cosa è risultata nel tempo evidente: gli interventi sui quartieri popolari sono materia complessa. Servono tanti soldi, servono attenzioni molteplici che si integrino tra loro sin dalle fasi di progettazione (sociali, architettoniche ed edilizie, urbanistiche, culturali), serve trovare un giusto punto di equilibrio tra le decisioni delle istituzioni (Regione, Aler, Comune di Milano, Consiglio di Zona), le capacità e le possibilità delle organizzazioni del territorio (associazioni, cooperative, comitati) e le competenze e i bisogni espressi dagli abitanti. Serve una visione in grado di lavorare sulla parte più dura, rappresentata dalle case e il contesto, fatto di spazi aperti (cortili, piazze, strade, giardini), di servizi (il mercato, le scuole, la parrocchia, la biblioteca, i negozi, i trasporti pubblici), di relazioni già attive e potenzialmente attivabili. Servono infine accordi e intese forti tra i diversi operatori chiamati ad intervenire dal momento che nessuno è in grado di farsi carico, da solo, della complessità del quartiere.
Possiamo dire che questa volta le condizioni ci sono: 80 milioni di euro provenienti dalla Comunità Europea, dal Governo, da Regione Lombardia, dal Comune di Milano, da Aler. Un meccanismo economico che sta combinando risorse che arrivano da fonti differenti e che sta già cominciando a catturarne altre orientando verso il quartiere Lorenteggio investimenti che non avevano precise destinazioni (recupero alloggi sfitti e bonifiche dall’amianto).
L’istituzione di una Cabina di Regia (tecnica e politica) che tiene insieme, grazie ad una Protocollo di Intesa, Regione, Aler e Comune di Milano. Una struttura tecnica che combina competenze tecnico-ingegneristiche (Infrastrutture Lombarde) e competenze socio-culturali (progetto VALE, promosso da associazioni del quartiere). Un gruppo interassessorile che, all’interno del Comune di Milano, sta raccogliendo proposte di intervento dai diversi settori per coordinarle e combinarle tra loro in un piano integrato di azione. E’ così partito un processo che allarga progressivamente il progetto e gli approfondimenti tematici al contributo delle associazioni e degli abitanti.
In questo primo anno sono state costruite le condizioni, necessarie ma non sufficienti, per poter sviluppare un progetto di rigenerazione urbana integrata; il più importante intervento su un quartiere popolare a Milano che ha tutte le caratteristiche per potersi posizionare come intervento pilota nel panorama nazionale ed europeo.
A Dicembre verrà presentato l’Accordo di Programma ed il masterplan. Con questi documenti viene definito il piano dei tempi e il piano di spesa e con il prossimo gennaio potranno essere attivati gli approfondimenti progettuali relativi alle diverse dimensioni progettuali (le case, i cortili, le connessioni e la mobilità, i servizi pubblici per la comunità locale e per la città). Successivamente vedremo i primi interventi. Dovremo muoverci in un sistema che ha e avrà dei vincoli ma che apre una molteplicità di occasioni e di opportunità. La prima è la possibilità di restituire dignità e di dare un volto nuovo ad un quartiere popolare e ai suoi abitanti. Un quartiere e tante famiglie che per anni hanno vissuto in una condizione di abbandono sempre più pesante. Comincia ora una inversione di marcia e di direzione che abbiamo fortemente cercato e voluto e che richiede, a tutti, tante energie e un po’ di pazienza. Accanto alle associazioni del quartiere il Consiglio di Zona ha giocato il suo ruolo ascoltando quanto veniva con forza richiesto, cercando prima l’appoggio della giunta e del consiglio comunale e poi, con loro, richiamando Aler e Regione a fare altrettanto. Ora siamo pronti per partire e questo è un primo grande risultato. Il secondo sarà quello di riuscire a fare questo percorso insieme perché solo così, insieme, si fanno le politiche. Anche il ‘fare insieme’ va costruito e noi siamo pronti a farlo sapendo che “le città non ci vengono totalmente imposte da direttive economiche e politiche impartite dall’alto; e non sono neppure completamente determinate dal basso, a opera di forze oscure che sarebbe impossibile identificare e impensabile, a maggior ragione, controllare. (…) le città, come i loro abitanti, sono un misto di bene e male” (Rykwert, La seduzione del luogo, 2003)